Self publishing: cinque vantaggi rispetto all’editoria tradizionale

Riporto qui alcuni pezzi di un articolo letto stamattina sul portale Indie Publishing, dove è stata pubblicata un’intervista a Matthias Matting, fondatore di Die Selfpublisher-Bibel (La bibbia degli autopubblicati), sito web in cui viene trattato a fondo l’argomento autopubblicazione, fornendo dati statistici a riguardo e dando consigli e suggerimenti.

La domanda che gli è stata posta è “Cos’hanno in più gli autopubblicati?” [rispetto alle case editrici, ndt.].

“Più della metà della Top 100 di Amazon è occupata da titoli indie”, riporta l’articolo. Si potrebbe pensare che gli autori indie di romance e gialli abbiano una marcia in più rispetto alle case editrici che pubblicano gli stessi generi, ma così non è, come sostiene Matthias Matting. E aggiunge: “Il fatto che gli ebook degli autori indie vendano comunque di più ha ben altri motivi.” Seguono i cinque fattori principali elencati e spiegati da Matting:

1. Velocità

Non si parla qui della rapidità con cui si reagisce a un nuovo trend lettarario, cosa in cui sono ancora primi gli editori. Si tratta di riuscire a fornire al lettore/fan nuovo materiale di lettura il più presto possibile. “Chi legge molto dimentica anche molto. Dopo tre o quattro mesi vorrebbe rivedere i suoi protagonisti preferiti. Chi ci riesce [ad accontentarli, ndt.] – e gli editori non sono predisposti a farlo – ha dalla sua anche gli algoritmi dei consigli degli store che, dopo un po’, raccomandano altri titoli”.

2. Contatto con i lettori

Gli autori e le autrici indipendenti hanno un contatto più stretto con i propri lettori. Questo dipende dal fatto che i compiti sono distribuiti in modo chiaro: gli autori indie fanno quasi tutto da sé. Gli editori hanno varie sezioni: marketing, ufficio stampa, redazione, ecc. e tutti insieme dovrebbero soddisfare il lettore. L’autore di una casa editrice non si impegna troppo in questo senso perché – a ragione, visto che l’editore incassa la maggior parte delle sue vendite – si aspetta che sia questa a doversene occupare.

3. Calcolo

Gli autopubblicati possono stabilire da sé il prezzo che ritengono giusto per il proprio libro. Non devono pagare i salari di segreteria, redazione e ufficio vendite. E non devono nemmeno preoccuparsi che il loro libro cannibalizzi le vendite di un altro romanzo dello stesso genere, né che il cartaceo con copertina rigida non venda più perché esiste l’ebook a 99 centesimi. Sono tutte preoccupazioni degli editori, non degli autori indie. Il calcolo che devono fare questi ultimi, infatti, è molto semplice: entrate meno uscite. E le uscite sono costituite soprattutto da editing e copertina, che sono tra l’altro a prezzi fissi.

4. Riguardo per le strutture

Un autore indie non deve tener conto delle strutture del commercio librario (per esempio distribuzione e librerie). La relazione fra queste ultime e gli autopubblicati, si sa, non è delle migliori: molti autori vedono nella presenza in libreria del loro titolo un’importante meta da raggiungere che, però, viene loro negata. Questo fatto ha, d’altro canto, dei vantaggi: chi si autopubblica non ha bisogno di avere alcun riguardo verso queste strutture.  Amazon, infatti, premia chi le dà l’esclusiva, quindi se i librai non vogliono mettere in vendita libri di autori indie, pazienza, loro si rifanno diversamente.

Non si può dire lo stesso delle case editrici, che devono tener sempre ben presente il loro rapporto con le librerie e che vengono guardate con diffidenza se si permettono anche solo di partecipare a un’offerta o a una proposta innovativa da parte di un libraio piuttosto che di un altro.

5. Rapid Prototyping

Uno dei pregiudizi più comuni nei confronti degli autopubblicati è: “Non sono nemmeno stati editati!”. In effetti, soprattutto fra gli autori esordienti, succede spesso che una volta finito di scrivere il romanzo, questo appaia subito disponibile come ebook. “Sorprendentemente i lettori danno un’opportunità anche ai titoli che spesso hanno cover amatoriali e non sono stati editati, o almeno gliela danno se questi sono in grado di offrire una storia convincente” dichiara Matting. Sono romanzi che poche settimane più tardi raggiungono livelli professionali grazie alle entrate e ai feedback dei lettori stessi, secondo quel principio spesso valido per i software per cui “La merce matura presso l’acquirente”, ossia tramite il Perpetual Beta.

Matting conclude dicendo che la buona notizia per gli editori è però una cattiva notizia per gli autori indie: tutti questi vantaggi non sono per forza di cose duraturi. Aggiunge inoltre che per un autore self che ha avuto successo, per esempio, con un romance è più difficile sperimentare altri generi, ma più facile continuare a vendere pubblicando un altro titolo simile. Gli editori qui hanno più possibilità perché, come afferma Matting, “è più vantaggioso dare il via a un nuovo trend letterario piuttosto che essere uno dei tanti che lo seguono”.

Ho trovato questo articolo molto interessante e ho voluto condividerlo con voi, soprattutto per leggere i vostri pareri a riguardo. Io, come ben sapete, sono contraria all’ultimo punto: trovo che il lettore non debba “lavorare” per l’autore. Inoltre non credo che un autore che si autopubblica abbia solo le spese riguardanti cover ed editing ma sono sicura che, se fa le cose per bene, ne abbia anche altre (per esempio per la promozione, le inserzioni ecc.). Però, a grandi linee, credo che l’articolo dica un po’ come stanno le cose. E mi sembra che la situazione in Germania sia simile a quella in Italia, solo che in quest’ultima le grandi case editrici hanno già iniziato da tempo a “sfruttare” il successo dei self. Sinceramente non sono informata se sia già accaduto anche in Germania. Vedrò di fare qualche ricerca.

Cosa ne pensate di quanto detto in questo articolo?

5 pensieri riguardo “Self publishing: cinque vantaggi rispetto all’editoria tradizionale”

  1. Da tempo ( circa 4 anni ) mi diverto a seguire l?andamento della classifica Amazon. Posso confermare che almeno il 70% degli autori che occupano le prime 100 posizioni sono dei self, e il 90% di quegli autori è presente con un romance. E questo non perchè manchino libri (self) appartenenti ad alte categorie, ma perchè la letteratura cosiddetta di intrattenimento in questo momento sta vivendo la sua età dell’oro. Per quel che riguarda la Germania, credo che non sia la sola ad aver capito che i self sono un agrande potenzialità per il mercato librario. Molte case editrici in effetti attingono al bacino dei self per implementare il loro (passatemi il termine orribile) Parco scrittori. Se un self per molto tempo occupa la top 100 di amazon ha buone se non ottime possibilità di essere chiamato da una grande CE. E questa non è una leggenda metropolitana: anche perchè, ovviamente, il self che diventa Autore per una grande CE non manca di comunicare la sua vittoria ai suoi fan. E da una parte le case editrici “risparmiano ” un bel po’ di lavoro perchè un autore self non smette di auto-promuoversi. Quel che trovo ingiusto è dichiarare che un self non ha spese. Il tempo investito nel promuoversi, non equivale a denaro? Come lo è per una casa editrice lo è per un autore self che in quel momento diventa imprenditore id sé stesso e mette tutto quel che ha (tempo, energie e soldi) a servizio della sua mission. Tra l’altro mi permetto di dire che un ebook a 9, 99 euro solo perchè prodotto da una grande CE non rispecchia nemmeno lo scopo degli ebook. Essi DEBBONO avere prezzi contenuti rispetto ai libri cartacei proprio per permettere ai lettori di fruire , senza costi eccessivi e in maniera quasi del tutto “ecologica” di letteratura. Quindi, dal mio discutibile punto di vista, non è il self che si deprezza ma la grande Casa editrice che non ha interesse a vendere i suoi ebook privilegiando la carta stampata. Chi di voi, in effetti, trovandosi davanti a un ebook che costa 9,99 euro e un cartaceo che ne costa 10, 99 preferirebbe il primo?

    1. Ciao Aurora! Sono molto contenta che tu abbia letto e commentato l’articolo! Ti rispondo subito che sono d’accordo con te più o meno su tutto, ci tengo magari a precisare che Matting non ha detto che i self non hanno spese, ma che sono spese diverse e io aggiungo anche più contenute rispetto a quelle di una casa editrice. Ma è vero che il calcolo di queste spese è più semplice da fare, più rapido, se vuoi.
      Hai chiesto: “Chi di voi, in effetti, trovandosi davanti a un ebook che costa 9,99 euro e un cartaceo che ne costa 10, 99 preferirebbe il primo?”
      A questa tua domanda io rispondo molto sinceramene che io non lo preferirei, no. Se la differenza è poca acquisto il cartaceo. E secondo me è qui anche che il self vince, perché può stabilire da sé il prezzo del suo libro, che sia cartaceo o ebook.

  2. Sono d’accordo su quanto scritto. E’ pur vero che, come dicevano sopra le altre intervenute nei commenti, un self ha davvero un costo aggiuntivo che è quello dell’auto promozione in termini di energie. Quante ore passate sul web, sui social e quant’altro per farsi conoscere, per promuovere il proprio romanzo etc? Ci sono persone che trascurano anche tutto il resto. A me è successo e ho rischiato grosso in famiglia. Per quanto concerne quello che ha detto Matting sul genere che ha portato successo a un self e dal quale è complicato per lo stesso sganciarsi, beh, bisogna sempre vedere se l’autore è portato a scrivere altro. Non credo che chiunque scriva sia “pronto” e “preparato” ad abbracciare altri generi. Ma questo dipende anche da come si vuole essere riconosciuti dal pubblico. Insomma, se scelgo di leggere Follett, so più o meno che tipo di romanzo gusterò; lo stesso vale per uno Sparkl o una Steel. Lo so che sto parlando di colonne portanti, ma se loro restano più o meno legati a un certo genere, perché un self dovrebbe preoccuparsi di cambiare solo per variare? Se non lo fa non è necessariamente per motivi economici o per quanto potrebbe assicurarsi in vendite. Se Matting pensa che gli indie hanno possibilità ristrette rispetto agli autori di CE, beh, si sbaglia. E’ tutta una scelta, e a differenza di chi pubblica con una CE, è una scelta libera.

    1. Ciao Tiziana, grazie per aver letto e commentato l’articolo!
      Scrivi: “[…] un self ha davvero un costo aggiuntivo che è quello dell’auto promozione in termini di energie. Quante ore passate sul web, sui social e quant’altro per farsi conoscere, per promuovere il proprio romanzo etc?” Verissimo. E concordo anche su ciò hai detto dei generi. A quanto ne so io, alcuni autori self hanno addirittura pseudonimi diversi per generi diversi, proprio per non deludere le aspettative dei lettori.

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